Vedi (il Museo Archeologico Nazionale) Napoli e poi muori

Inutile dilungarsi sulla bellezza disarmante che regna a Napoli: ogni angolo della città partenopea testimonia la mole culturale ed il benessere materiale che ha caratterizzato per molti secoli questo splendido luogo. L’affascinante decadenza nelle strutture architettoniche, la ricchezza del suo patrimonio materiale ed immateriale e l’autenticità della gente locale fanno del capoluogo campano un bene inestimabile da vivere e da tutelare.

Impossibile, dunque, non iniziare il mio breve viaggio a Napoli in buona compagnia di grandi aspettative e di una lunga lista dei luoghi da visitare; tra le tappe, per me obbligatorie, quella al Museo Archeologico Nazionale (Mann). Entusiasta della visita allo straordinario parco archeologico di Pompei, il Mann avrebbe dovuto rappresentare la conclusione del percorso storico-artistico iniziato al parco archeologico, e non la brutta sbavatura in un capolavoro, come, del resto, si è rivelato.

Le sale del museo archeologico traboccano di preziose opere scultoree, molte delle quali accompagnate da illeggibili didascalie o addirittura ne sono prive: l’invasione delle opere arriva fino al corridoio riservato ai servizi igienici, senza, così, concedere ai visitatori uno spazio neutro, di pausa. Il tediante tour nelle sale espositive in realtà è un percorso di sopravvivenza: vince chi non collassa per l’insopportabile caldo nelle  sale. Da brava turista, però, non demordo e sono pronta ad affrontare tutto ciò che possa impedirmi di concludere la visita al museo. Armata di buona volontà, anche se grondante e molto perplessa,  riesco a spendere il mio tempo perfino all’interno di alcuni spazi lasciati completamente al buio. Per vedere meglio utilizzo la luce del mio cellulare. Anche questa è fatta.

Passando dai meravigliosi mosaici alle sculture antiche uniche nel loro genere, le mie energie e la mia buona volontà iniziano a vacillare: a stabilire l’anticipata conclusione del mio tour sono le pessime condizioni fisiche e psicologiche indotte da una struttura che, nonostante sia il custode di un patrimonio di inestimabile valore, non favorisce i visitatori nella fruizione ottimale delle opere.

A questo punto mi domando: se invece di concentrarsi sulla realizzazione di mostre temporanee che mettono in relazione il passato con la contemporaneità – vedi, ad esempio, la mostra intitolata «MANN@HERO – Gli eroi del mito dall’antichità a Star Wars» conclusa, di certo con successo,  da poche settimane al Mann e voluta dal direttore del museo, Paolo Giulierini- non sia altresì proficuo spendere alcune energie per ripensare ad un ambiente museale che tenga conto delle esigenze dei fruitori; riflettere sulla qualità dei servizi offerti dal museo; studiare le possibili dinamiche che rendono un museo vivo e partecipativo, senza dover ricorrere a famosi supereroi; e ancora, spendere energie nel porsi le giuste domande e cercare risposte sensate.

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli i veri (super) eroi sono i visitatori e i turisti che riescono a concludere il percorso espositivo, ma particolarmente valoroso è chi ritorna; il resto fa parte della categoria degli esseri umani normali, come me.

 

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