La goccia che scava la roccia

Anche quest’anno le Alpi mi hanno accolta a braccia aperte. La mia frenetica vita ha incontrato l’obbligo di fermata ad un passo dalle imponenti Pale di San Martino, altipiano roccioso che domina la Val di Fiemme, in Trentino: una regione ricca e sorprendente che regala  ogni giorno scenari meravigliosi, soprattutto se accetti di convivere con i problemi e i disagi insiti nell’ambiente montano.

Qui, sotto  suggerimento del gallerista Francesco Ciaffi, scopro il Centro d’Arte Contemporanea di Cavalese, spazio culturale nato nel 2001 da una collaborazione tra Comune e privati. Il Centro propone un programma di eventi e di mostre che mettono in primo piano le indagini artistiche collegate al territorio alpino; ci pensano gli artisti a raccontare luoghi faticosamente compresi, come quelli di montagna, per di più estremamente fragili a dispetto della loro apparenza.

Arrivano così  puntuali le parole dello scrittore Giuseppe Mendicino riportate in uno dei suoi numerosi articoli dedicati al rapporto tra le Dolomiti e l’eclettico Dino Buzzati, del quale proprio ieri si è ricordato l’anniversario della scomparsa: “(…) le cime che crea sulla tela sono di tutti ma non per tutti: per chi è capace di affrontarle con il necessario coraggio e la giusta paura, per chi sa ascoltarne e comprenderne i silenzi rotti solo dal rumore del vento. Per chi le ama profondamente”.

Un amore sincero dunque, un sentimento che traspare anche nei lavori di due fotografi che ho avuto occasione di conoscere al Centro d’Arte Contemporanea: Roberta Segata che, nella mostra intitolata We Are Here, ha proposto un’intima e sofferta ricerca sul devastante episodio della tempesta Vaia, evento che imperversò nell’area montana nel 2018; e ancora, indagatore sensibile alle cime è Albert Ceolan che attraverso i suoi lavori fotografici  – in mostra fino al 13 aprile –  racconta un inverno brioso, magico, una stagione fredda in cui gli alberi spogli e rattrappiti dal gelo sono una sorprendente immagine di vita. Chi popola zone tanto ostili si mescola perfettamente con l’ambiente circostante, balla, festeggia, è testimone di tradizioni e di modi di vivere che variano dal sacro al profano. Due fotografi agli antipodi e con sensibilità diverse, due ricerche che puntano a mostrare facce diverse della stessa medaglia; entrambi i progetti ci ricordano che la natura respira ma noi dobbiamo impegnarci ad allenare la memoria labile che tende a dimenticare anche la più grande delle bellezze.

Un processo di sensibilizzazione nei confronti del patrimonio naturale e culturale montano, dunque, quello avviato dal Centro d’Arte e dai suoi artisti; un’azione che favorisce una lettura inedita del territorio mettendone in luce alcuni punti di forza e di debolezza e, ancora, ci invita a guardare la montagna non come luogo marginale ma come punto di connessione tra esperienza e sapere.

http://artecavalese.it/

https://www.robertasegata.com/

http://www.albertceolan.com/

https://www.doppiozero.com/materiali/le-dolomiti-di-dino-buzzati

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