Nei mesi di lockdown causa Covid-19 la bulimia di immagini ha raggiunto livelli sconcertanti. Il settore artistico, in particolare, ha sperimentato l’utilizzo di nuovi canali di comunicazione e consolidato strategie già in uso. Nulla di male in tutto ciò, anzi, quanto è successo ha messo con le spalle al muro un sistema di fruizione dell’arte di certo da riformulare anche sulla base delle richieste di un pubblico spesso annoiato, con una affievolita capacità di stupirti e sostare nella meraviglia; ma si tratta anche di un apparato che deve fare i conti con quella parte di utenza competente in materia, interessata, capricciosa ed esigente. Insomma un organismo vivo e mobile sottoposto ogni giorno a studi ed analisi varie.
C’è chi parla, dunque, rispetto all’evento pandemico che abbiamo vissuto, di un’occasione di crescita o addirittura di rinascita del sistema culturale. Se sarà stata un’opportunità, e ne sono dubbiosa se non per esigue realtà artistiche, lo capiremo solo in un futuro abbastanza prossimo; quello che mi auguro, in ogni caso, è che non si perda il piacere e il profondo senso di partecipazione attiva alla vita culturale. Le esperienze dirette sul campo non devono e non possono essere sostituite da sterili passeggiate virtuali casalinghe seduti agiatamente sul divano.
A tal proposito ho manifestato da sempre e senza mezzi termini il mio scetticismo e il disappunto per le proposte di mostre virtuali che, soprattutto negli ultimi anni, sono state presentate come imperativo nella futura fruizione dell’arte. Sono convinta sulla necessità di trovare un punto di incontro tra il “vecchio” ed il “nuovo” approccio e che l’uno sia imprescindibilmente legato all’altro.
Se così non fosse si sprecherebbe la grande fortuna e la possibilità di vivere l’arte, di stabilire una connessione autentica con le opere e con gli artisti. Ricordiamoci che l’arte è esperienza, coinvolge tutti i nostri sensi, ci ricorda che siamo vivi alimentando le nostre emozioni.
Allora, proprio per ritrovare il gusto essere immischiati in questa faccenda di rinascita culturale, vi propongo di visitare la mostra Active Shooter di Ryan Mendoza presso gli spazi della Fondazione Brodbeck di Catania che finalmente, oggi, riapre le porte di uno spazio espositivo meraviglioso!