Pochi giorni fa, a seguito di un incontro inatteso, ho avuto la fortuna di vedere una storia: l’ho scoperta in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica di Elio Ciol (classe 1929, Casarsa della Delizia) dal titolo Il rigore della pietra. Un’avventura lunga più di cinquant’anni che ha accolto con serenità i silenti assalti del tempo. Un racconto filtrato dagli occhi di Ciol, fotografo che parla di luoghi, di persone, di paesaggi italiani, di bambini che giocano scalzi e ribelli per le strade degradate di una Palermo del ’57.
Le fotografie in bianco e nero stampate e appese sui muri della galleria La Salizada a Venezia, sono solo una modesta parte del lavoro di Ciol; una ricerca visibile, in più, nei vari cataloghi fotografici ordinati sul tavolo posto nel mezzo dello spazio espositivo.
Sfogliando le pagine dei volumi la storia di Ciol è invasa dalla bellezza, da un senso di pace e di armonia, una narrazione dell’esistenza tutt’altro che asciutta e cruda in cui la partecipazione dell’uomo è costante anche nella sua apparente assenza. Un lavoro da cui trasudano intimi momenti di riflessione e lunghi periodi di intensa ricerca. Le foto sono ritagli perfetti che mostrano, adesso, la vita di un albero spoglio e avvizzito che affronta con fatica la neve caduta a Pinzano: i neri rami della pianta si diramano verso il cielo, si assottigliano fino a raggiungere la dimensione dei fili di una ragnatela pronti, così, a dileguarsi nella nebbia.
E’ la stessa bruma che avvolge Assisi nella seconda metà degli anni cinquanta, una foschia che omette un’estesa parte del paesaggio umbro mentre, con delicatezza, rivela alcuni elementi chiave utili per la lettura delle fotografie; un puzzle in cui le interruzioni, i vuoti visibili nelle immagini rappresentano la loro stessa completezza.
Dai freddi paesaggi friulani si passa al rigore della pietra, come suggerisce il titolo della mostra veneziana. Un rigore che Ciol rompe con l’azione di pacifica convivenza tra scorci severi di muri a secco, elementi naturali e la presenza dell’uomo, ingredienti, questi, tanto diversi tra loro quanto uguali nel peso della visione fotografica.
Elio Ciol, con generosità e con talento, ci regala le sue visioni oltre ad una parte del suo tempo. Riflettendo sulla domanda che il fotografo friulano pone a se stesso, ovvero, «(….) le mie foto (…) che cosa raccontano ai giovani (…)? Dicono qualcosa di rilevante a loro?»: il lavoro di Ciol presenta più di una chiave di lettura atemporale ed ha in sé dei valori vivi e freschi. Sono fotografie che suggeriscono «qualcosa di rilevante» come la preziosità del saper aspettare, il dono della pazienza ed il fondamentale atto di prendere coscienza e consapevolezza delle proprie azioni.
Il rigore della pietra
Fotografie di Elio Ciol
dal 29 settembre al 04 novembre 2017
La Salizada galleria, San Marco 3348 – 30124 Venezia
Complimenti per il tuo blog!! Ciao
Ciao Mariapaola sono contenta che ti piaccia e ti ringrazio per il commento 🙂
Valeria, mi hai fatto venire voglia di andare a vedere la mostra ! Bello l’articolo 🙂
Grazie Lucie! Sono certa che vedere i lavori di Ciol sarà per te una belle sorpresa.