Migrants a Palermo. Liu Bolin

Occhi puntati su Palermo. Sarà l’ansia da prestazione o l’interesse nel rafforzare il circuito dell’arte contemporanea sul territorio siciliano, negli ultimi mesi Palermo pullula di eventi, mostre, iniziative. Insomma, la macchina della cultura sembra muoversi per cavalcare l’onda della nomina del capoluogo di regione a Capitale della Cultura Europea 2018, mentre grandi aspettative maturano in attesa di Manifesta12. Un’onda che crea movimento e che in molti sperano non si esaurisca in una pozzanghera d’acqua stagnante.
In questo clima di fermento nasce la BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo- che dal 10 febbraio al 12 marzo ha promosso un ventaglio di iniziative sparse in Palermo.

Nell’ambito della BAM è stato possibile vedere la mostra intitolata Migrants dell’artista cinese Liu Bolin (Shandong 1973), presso i Cantieri Culturali alla Zisa.
Un fine settimana di marzo, camminando lungo il viale principale dei Cantieri, l’atmosfera è da fine festa. Tracciando un percorso obbligatorio i cartelloni della BAM sono affissi ai muri e ai pali della luce. La mostra dell’artista cinese Bolin occupa un ambiente che conserva gelosamente un notevole potenziale: sei grandi fotografie, un televisore che trasmette in loop il video del backstage del progetto e una maglietta utilizzata durante la performance Memory Day. Il tutto ben aggrappato alle pareti dello stanzone.

Frutto di una lunga progettazione e della collaborazione tra numerosi attori,  in primis alcuni migranti provenienti dal centro di accoglienza di Mineo (Ct), le fotografie dell’artista raffigurano quella che è la problematica attuale, ossia il fenomeno dell’immigrazione, con i suoi benefici ed effetti collaterali . Un argomento, quest’ultimo, in cui non si individua né il suo inizio né la sua fine, una fitta matassa inestricabile: come per il pastrocchio di colori, chiamato immigrazione, in cui identificare una forma o dei contorni netti si rivela un’impresa titanica, anche le figure dei migranti di Liu Bolin non riescono a stabilire un chiaro dialogo visivo con il resto del mondo. Invisibili per alcuni sguardi, astratti in alcune iniziative solidali mai iniziate o concluse, forse ai margini di una solidarietà che non ammette dispersione di energie.

Liu Bolin | Migrants, 2015 | Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo 2017

 

Tale mimesi diviene vana in Bolin: difatti, anche l’osservatore più distratto tende a scrutare le fotografie dell’artista tentando, così, di identificare le sagome dei soggetti ingessati e amalgamati al contesto. L’occhio compie il suo viaggio partendo da un punto a caso: lo sguardo sale verso l’alto, sale ancora, va un po’ a destra, si blocca per pochi secondi e poi continua a tracciare il profilo di qualcuno o di qualcosa. Tanto lavoro per dissimulare le figure, quanto la volontà di legittimazione del profilo Immersi nella condizione di mescolanze culturali, mi domando se ci si confonda o ci si adegui all’ambiente circostante, e chi sia l’unico autore di tale groviglio. In alcuni scatti è lo stesso Bolin ad autoproporsi, ritraendo se stesso, immergendosi nel contesto da lui analizzato.

Giro e rigiro per lo stanzone in cerca di una buona angolazione che mi permetta di godere dei lavori esposti ma senza buoni risultati. Mi smarrisco in un allestimento minimale e dilatato; la luce, entrando dalle grandi finestre con tutta la sua naturalezza, disturba e rende più ardua la mia impresa; mi arrendo e scatto foto sincere. Come Bolin, mi camuffo
insieme ai soggetti delle fotografie, risucchiata da un messaggio complesso e da una realtà in cui, nonostante l’apparente distanza data dal mezzo fotografico,  siamo tutti distrattamente soggetti attivi, tutti parte della stessa matassa senza trovarne il bandolo.

 

 

Liu Bolin. Migrants

Liu Bolin

a cura di Galleria Boxart

dal 24 febbraio al 17 marzo 2017

Cantieri Culturali alla Zisa (Palermo)

www.boxartgallery.com

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