Le Grandi Opere di Turi Simeti

Numerose volte mi sono imbattuta nelle opere dell’artista siciliano Turi Simeti (Alcamo 1929): i suoi lavori, tanto sospesi e posati, si scontrano con la smania, ormai a me familiare,  che caratterizza le fiere d’arte moderna e contemporanea o, ancora, con la rigorosa atmosfera di alcune gallerie d’arte.

Anche accerchiato dal peggior rumore visivo le riconosci subito le opere di Simeti; basta vederle una sola volta affinché lo sguardo sprofondi nel colore matto delle tele, mentre, le caratteristiche forme ovali che, dal retro della tela spingono verso il suo esterno, conquistando così lo spazio, fanno inciampare a ritmo costante lo sguardo dell’osservatore. Colore – forma – spazio sono il contrappeso l’uno dell’altro. La tela è ben coperta da acrilico monocromo e non lascia trapelare un qualsiasi segno di ripensamento da parte dell’artista, una superficie in cui le pennellate non suggeriscono o delineano percorso alcuno. Solo senso di lento movimento, silenzio ed equilibrio.

 

Vicino a Lucio Fontana, Piero Manzoni, Yves Klein, Castellani, partecipe e reduce dell’incomparabile frenesia degli anni sessanta, trottola da Alcamo a New York, l’artista siciliano ritorna nella sua terra d’origine in occasione dell’inaugurazione della sua personale dal titolo Grandi opere. Difatti, da tempo vive e lavora a Milano. L’esposizione al Museo Riso vuole rendere omaggio ad uno dei più influenti artisti siciliani.

Mentre nel cortile dell’androne del Palazzo Belmonte si consumano saluti e presentazioni varie, dal grande portone principale del museo entra una figura ben definita, tutta d’un pezzo, chiara, raccolta da un’ampia giacca, è Turi Simeti. Osservo da un angolo dell’ingresso: chi lo chiama artista, chi maestro, chi professore. Scorgo la figlia, Martina, e il resto della sua famiglia. L’aria si fa ancora più frenetica.

Oltrepassata la confusione del momento inaugurale in cui voci e persone si sovrappongono e si aggrovigliano  insieme, le forme e i colori di Simeti si rivelano al primo piano del Museo Riso. Le opere si susseguono una dopo l’altra creando un percorso distribuito in quattro sale del museo: tre ampie zone espositive concedono respiro alle opere più grandi, mentre, un spazio più piccolo accoglie alcuni lavori di dimensioni palesemente ridotte rispetto al resto dei pezzi presenti in mostra.

Superata la prima sala centrale, nonché punto di snodo tra gli ambienti ma anche sede di tele nere e bicolore di diverse dimensioni, mi dirigo verso la stanza più spaziosa: quì, altre grandi tele bianche e nere, inconsapevolmente, si trasformano in scenari per selfie e cornici di chiacchere e confessioni dei partecipanti; questi ultimi girano e rigirano le sale del museo come storditi dalle luci e dalla mischia, frastornati dal brusio ipnotico delle loro stesse voci simile al rumore bianco di un phon. Se, in generale, a primo impatto e per specifici aspetti, l’allestimento fa lo sgambetto alle mie aspettative, riuscito è invece l’impatto visivo delle tre tele color rosso profondo e quasi vellutato, collocate insieme in un’unica sala; mentre, un po’ isolata risulta essere la serie di piccole tele ospitate all’interno del vano più stretto del piano museale.

Passate a setaccio tutte le opere, mi concedo di vagare con la mente e mi soffermo ad osservare l’artista. Tra le rughe nel suo volto, in Simeti traspare tutta l’intensità di una vita traboccante di esperienze, affollata di persone,  smaniosa di sperimentazioni e ricerca. Un anziano uomo profondamente contemporaneo.

Ultimo sguardo alle opere, prima di andare via, e ancora una volta, immagino di giocare a “sciancatello” saltando, con un solo piede, da un ovale all’altro sempre in equilibrio.

 

 

 

TURI SIMETI. Grandi opere

Turi Simeti

a cura di Bruno Corà in collaborazione dell’Archivio Turi Simeti e della Almine Rech Gallery

dal 3 marzo all’11 giugno 2017

Polo Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Belmonte Riso di Palermo

http://www.palazzoriso.it/

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