Per due mesi, presso gli spazi della Fondazione Brodbeck a Catania, è stato possibile visitare la mostra intitolata UNFINISHED CULTURE Vincenzo Agnetti Photo-Graffie Dopo le grandi manovre 1979 – 1981. Nel giorno di chiusura della mostra – 14 maggio – scrivo le mie riflessioni.
Difatti, ho avvertito l’esigenza di “masticare” a lungo le opere di Vincenzo Agnetti (1926-1981) prima di deglutirle e farle mie. Uno sorta di slow food dell’arte. Con la serie Dopo le grandi manovre ho viaggiato per il Giappone percorrendo l’immaginario di Agnetti a cavallo della sua penna; mezzo, quest’ultimo, sfruttato con decisione e con profonda consapevolezza, strumento che definisce le linee di un paesaggio che oltrepassa qualsiasi idea di confine.
Per due mesi ho letto e ho parlato una nuova lingua assolutamente incomprensibile, composta da lettere e numeri associati a vecchie fotografie che documentano un incantevole Giappone oramai lontano e sfocato: un insieme di segni, immagini e parole che narra una storia che ebbe inizio a fine ottocento e si concluse (o forse no) con la morte di Agnetti. Un linguaggio “drogato” che dichiara certe difficoltà individuate dall’artista nell’ambito della comunicazione contemporanea; un tema che costituisce una delle chiavi di volta del discorso artistico di Agnetti.
Per due mesi ho camminato nel buio dei paesaggi della serie Photo-Graffie: un poetico universo interiore dove il nero si colora di connotazioni positive, superfici scure sulle quali Agnetti disegna la luce. Un buio illuminato da lucciole e alleggerito da soffioni mossi dal vento. Vedute che riesco a sbirciare anche dalle due Grandi vetrate che bucano con precisa geometria le pareti della Fondazione. Ancora oggi cerco la mia posizione rispetto alle due finestre: mi domando se guardo dall’interno o dall’esterno di un ambiente fantastico.
Ho avuto due mesi di tempo per leggere un libro privato, apparentemente, del suo contenuto – Libro dimenticato a memoria. Così, ho iniziato ad elaborare una mia storia, a scrivere i miei pensieri, ad appuntare le frasi pronunciate da altri; ho tentato ad incollare le immagini costantemente suggerite da Agnetti. In assenza del supporto ho immagazzinato ogni informazione nella mia memoria prima di voltare pagina e dimenticare.
La delicata sensibilità di Agnetti, come un sottilissimo filo d’acciaio, regge tutto il peso della performance artistica e intellettuale portata avanti dall’artista nel corso della sua breve vita: con ingegno e ironia Vincenzo Agnetti ci ha donato delle opere rare, frutto dell’innesto tra la complessa analisi interiore e le osservazioni sul mondo esterno.
Ogni opera appesa al muro mi rammenta intimi dialoghi tra me ed il lavoro dell’artista.
Mi tuffo nel profondo nero per risalire in superficie tenuta a galla da un salvagente di possibilità.
UNFINISHED CULTURE Vincenzo Agnetti Photo-Graffie Dopo le grandi manovre 1979 – 1981
a cura di Giovanni Iovane e Archivio Agnetti
dal 12 marzo al 14 maggio 2017



















